La società dello spettacolo ammaestra, crea mostri e disastri ricorrendo a modelli ripetitivi che dovrebbero porre interrogativi non più differibili. Ce ne stiamo accorgendo?
Siamo quelli del bianco o nero. Il sistema binario è la preferita via di fuga dal peso di un ragionamento più articolato. Scegliamo i simboli anziché la ragione, come succedeva in epoca pre-illuministica e com’è accaduto alla vigilia di ogni guerra.
Nel caso nessuno se ne fosse accorto, stiamo ballando sul confine che ci separa da un conflitto mondiale.
Perciò, un dibattito che doveva essere serio e rigoroso si è trasformato nel solito balletto salottiero di sapienti e tifosi. Sta andando in onda lo stesso schema, con lo stesso confezionamento, al quale avevamo assistito qualche anno fa ma la posta in gioco è stavolta molto più alta.
Il NO-PUTIN e il SÌ-PUTIN è stato il leitmotiv di uno squallido battibecco. Un fenomeno molto simile a quello dei no-vax e pro-vax che poco aveva a che fare con il vero problema che stavamo vivendo. E con tutto quello che ne sarebbe derivato.
Il vaccino questa volta si chiama riarmo e sta scatenando uno scontro che ha del surreale.
Tra poco ci diranno che l’industria bellica crea posti di lavoro e ottiene successi utili in altri campi. Una tesi che ci ricorda qualcosa (industrie farmaceutiche e ricerca) ma che in questo caso diventa intollerabile. Aggiungeranno che l’esercito comune rafforzerà il processo di coesione europea, praticamente come provarono a fare con la moneta unica senza però ottenere nessun tipo di unione. Viviamo in un continente diviso che cerca di mostrare i muscoli che non ha e che, su questa strada, continuerà a non avere.
Un’angosciante coazione a ripetere portata avanti da parolai in un vortice astratto e stordente. È sconvolgente che sia lo stesso meccanismo infernale subito ai tempi del covid. Piccoli pensieri per ridicole dispute. Simboli funzionali a misere teorie.
Sta andando in scena una grettezza politica e intellettuale con attori che si muovono nel vuoto delle loro intelligenze. Difficile, tra l’altro, immaginare come ne uscirà il mondo dell’informazione, incapace in questi anni di descrivere in modo imparziale quanto stava avvenendo.
Il traguardo per una pace possibile è stato continuamente spostato ormai da 11 anni. Gli accordi di Minsk nel 2014 avevano tracciato la soluzione. La Russia li aveva accettati ma l’Ucraina rifiutò. Tornare a quel punto non è soltanto possibile ma è necessario. Non accadrebbe nulla contro o a favore di qualcuno e sarebbe la “cosa giusta” per tenere a distanza una sciagura immane.
Parliamo di riarmo mentre le economie stanno crollando, il welfare non c’è più e il clima ci manda segnali poco rassicuranti. Avremmo altre priorità ma ci perdiamo nel gioco dei pro e i contro in un gorgo che già dovremmo aver imparato a conoscere.
Una pandemia causata da un coronavirus è un evento epidemiologico che ha origini naturali o accidentali. L’epidemia della guerra è scelta dall’uomo ed è dovuta all’imbecillità e alla schizofrenia di classi dirigenti sottomesse ai grandi interessi. Le tesi su cui poggiano i vari proclami lo dimostrano chiaramente ed è una propaganda pericolosa che appare destinata a salire di tono.
Questa sorta di “keynesismo in mimetica” privo di visione politica non è altro che l’anticamera di una catastrofe che potremmo evitare.
Avevamo il diritto di aspettarci di più di una serie di manifestazioni di piazza senza capo né coda. La piazza è inutile se non c’è la politica. Avremo solo nuovi divi che si ergono anch’essi a simbolo di un qualcosa che è distante dalle soluzioni. Nuovi pifferai che invaderanno gli schermi per partecipare alla sagra degli opinion maker.
La litania del virus (o della guerra) cantata allo stesso modo della discussione sul Festival di Sanremo equivale stavolta a un tormento insopportabile.
Il primo passo per arrivare alla pace è liberarci dalle ritualità ipocrite degli appelli e dalle mobilitazioni da spettacolo. Abbiamo urgenza di indirizzi politici definiti e orientati, senza formule ricattatorie, verso una pace solida e duratura.
Nel 2020 la storia ci ha già esortato a crescere ma non siamo riusciti a diventare grandi.
Cerchiamo di non ripetere gli stessi errori da distrazione. Stavolta potrebbero causare effetti ben più gravi.
Stefano Pierpaoli
14 marzo 2025
Per approfondire:
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Sindemia e barbarie
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